martedì 4 maggio 2010
Roberto Saviano Gomorra Ed. Economica
Un libro che racconta il potere della camorra, la sua affermazione economica e finanziaria, e la sua potenza militare, la sua metamorfosi in comitato d'affari. Una scrittura in prima persona fatta dal luogo degli agguati, nei negozi e nelle fabbriche dei clan, raccogliendo testimonianze e leggende. La storia parte dalla guerra di Secondigliano, dall'ascesa del gruppo Di Lauro al conflitto interno che ha generato 80 morti in poco più di un mese. Una narrazione-reportage che svela i misteri del "Sistema" (così gli affiliati parlano della camorra, termine che nessuno più usa), di un'organizzazione poco conosciuta, creduta sconfitta e che nel silenzio è diventata potentissima superando Cosa Nostra per numero di affiliati e giro d'affari.
Enzo Bianchi Le vie della felicità
“Le ‘Beatitudini’ sono una chiamata alla felicità” dice Enzo Bianchi in apertura di questo volume, che ci fa entrare nel contenuto rivoluzionario dell’insegnamento evangelico. Commentando ognuna delle otto “Beatitudini” riportate nei vangeli di Matteo e Luca, lo scrittore riflette profondamente sull’attualità del loro messaggio, che si propone come un importante strumento di presa di coscienza per il fedele, per tutta la Chiesa, e per gli uomini in generale. Con uno stile limpido e coinvolgente, Bianchi mostra come le parole di Gesù sulla beatitudine ci interpellino direttamente, si rivolgano al nostro quotidiano e al nostro bisogno di sperare nel futuro. Questo libro diventa così una guida preziosa nel cammino verso la felicità.
Ziedan Youssef Azazel
Una cella di due metri per lato. Una fragile porta di legno sconnessa. Una tavola, con sopra tre pezze di lana e lino, e un tavolino con un calamaio e una vecchia lampada con lo stoppino logoro e la fiamma danzante. A Ipa, il monaco egiziano, non serve altro per vivere nel monastero sulla vecchia strada che collega Aleppo e Antiochia, due città la cui storia ha inizio nella notte dei tempi. E il V secolo, un momento decisivo nella storia della Cristianità. Sono anni di violenza religiosa, di lotte e contrasti feroci, e la fede nel Cristo vuol dire scegliere una fazione, abbattere i propri nemici, e così decidere del proprio stesso destino. Nestorio, Yabba che ha preso Ipa sotto la sua protezione, il venerabile padre con cui a Gerusalemme e Antiochia il monaco ha discusso liberamente dei libri proibiti di Plotino, Ario e degli gnostici, è nella tempesta. Nel 428 d.C. è stato ordinato Vescovo di Costantinopoli e ora, due anni dopo, è accusato di apostasia, la più terribile delle accuse, l'abbandono e il tradimento della fede nel Cristo. Il Patriarca Cirillo, l'Arcivescovo di Alessandria, ha scritto dodici anatemi contro l'"apostata", colpevole ai suoi occhi di non riconoscere che "il Cristo è Dio nella sostanza e che la Vergine è Madre di Dio". Che Chiesa è mai quella che scomunica un saggio dal volto radioso, un uomo santo e illuminato che ha il solo torto di ritenere assurdo che "Dio sia stato generato da una donna"?
J.L. Borges Forvore a Buenos Aires
Non ho riscritto il libro. Ne ho mitigato gli eccessi barocchi, ho limato asperità, ho cancellato sentimentalismi e vaghezze” dichiara Borges nel 1969 ripresentando la sua prima raccolta poetica. Il giovane ultraista colpevole di “innocenti novità rumorose “ che l’aveva pubblicata nel 1923 e colui che ora “si rassegna o corregge” sono inequivocabilmente la stessa persona: “entrambi diffidiamo del fallimento e del successo, delle scuole letterarie e dei loro dogmi; entrambi veneriamo Schopenhauer, Stevenson e Whitman” – e “Fervore di Buenos Aires” prefigura tutto ciò che avrei fatto in seguito”. Diagnosi non si potrebbe più precisa. Buenos Aires, non v’è dubbio, è la protagonista assoluta: con i suoi patios “che hanno fondamenta / nella terra e nel cielo”, i crocevia trafitti “da quattro lontananze senza fine”, i sobborghi “riflesso del nostro tedio”. Ma non è un caso che la città dischiuda i suoi segreti al tramonto, quando il silenzio che abita gli specchi “ha forzato il suo carcere”, e di notte, allorché gli orologi spargono un tempo vasto e generoso, “dove ogni sogno trova posto, / tempo di ampiezza d’anima”. È la terribile congettura di Berkeley e di Schopenhauer: il mondo è atto della mente, sogno ostinato che rischia di dissolversi non appena sono pochi a sognarlo e “solo qualche nottambulo conserva, / cinerina e abbozzata appena, / l’immagine delle strade / che poi definirà con gli altri”. In appendice a “Fervore di Buenos Aires” vengono per la prima volta radunati non solo i sette testi espunti nel corso del lungo iter elaborativo conosciuto dalla raccolta, ma anche un nucleo di dieci poesie apparse in varie riviste negli anni 1920-1922 e non accolte nell’”editio princeps” del 1923.
Nicolai Lilin Caduta libera
Nel settembre dell'anno 1999 la Federazione Russa annuncia ufficialmente l'inizio della seconda operazione antiterroristica nel territorio della Repubblica Federativa della Cecenia e nella zone confinanti con il Caucaso del Nord. Lilin racconta quello che hanno vissuto i giovani dell'esercito russo in quel periodo, durante il loro servizio militare obbligatorio; e quello che hanno vissuto i civili, mentre nella loro terra operavano due eserciti nemici. L'autore eli Educazione siberiana narra in presa diretta la vera faccia della guerra, quella che non si vede nei film, nei documentari, e che si vede solo a tratti nei reportage giornalistici o nei racconti degli osservatori di pace e dei difensori dei diritti umani. Racconta tutto in modo tale da permettere a ogni lettore di vivere i momenti della guerra, di attraversarla a fianco dei soldati, di sentirne l'oscenità sulla propria pelle. Mostrandone soprattuto le contraddizioni. Un libro che vuole essere apolitico, neutrale; che racconta la guerra, la vita e la morte, le ingiustizie, gli orrori e gli atti di onestà così come apparivano nella vita di ogni giorno in Cecenia; che descrive le sensazioni, la perdita dell'equilibrio, i cambiamenti dell'essere umano che avvengono nel caos, oltre i limiti dell'etica e della morale. Non un saggio storico, ma un romanzo costruito su particolari veri, con vite vere.
Gabriele Picco Cosa ti cade dagli occhi
Ennio è un ragazzo timido e stralunato, irresistibilmente attratto dalle lacrime, misteriose gocce d'acqua salata dentro cui riesce a cogliere il riflesso di sogni, ricordi, paure. Appena ne vede una, la fotografa con la sua macchina digitale. Ma lui, Ennio, non piange mai. Ha imparato presto a seppellire i segreti, a nasconderli ben bene nella terra dei vasi di casa sua. E ha nascosto così anche il segreto più inconfessabile. Da allora è come se un omettino si fosse materializzato nella sua pancia con l'intento di imparare a fischiare, causandogli, nei momenti meno opportuni, flatulenze tremendamente imbarazzanti. In fuga dal passato, Ennio parte per New York: lavorerà per qualche mese nell'agenzia immobiliare di Gianny Pastanella. Non ha la minima idea di cosa lo aspetta, ma è negli angoli più nascosti che puoi fare l'incontro che ti cambia la vita. In un sordido palazzo Ennio trova il taccuino di una ragazza giapponese, Kazuko. Pagine fitte di disegni sorprendentemente fantasiosi: gli aerei dei kamikaze inghiottiti dalle Torri gemelle, New York in volo sopra una foglia, un pesce dentro una lacrima... Ennio decide così di mettersi alla ricerca di Kazuko. Intanto la sua storia si intreccia a quelle di altri personaggi: Arwin, che filma qualunque cosa con una telecamera tra i capelli; Josh, che ha perso la moglie nel crollo delle Torri e ora colleziona polvere; Victoria, che cerca di strappare la sua vita alla solitudine...
Moshe Idel Qabbalah
Quando apparve nel 1988, questo libro – qui riproposto in una nuova edizione aggiornata e accompagnato da un’Introduzione che passa in rassegna i risultati più significativi della ricerca successiva – diede luogo a una feroce polemica. Gli allievi di Scholem, che pure a Idel era legato da un profondo rapporto di stima, si scagliarono unanimi contro quella che ai loro occhi appariva come la confutazione dell’opera del maestro e la demolizione di un dogma. Benché estraneo agli intenti blasfemi che gli furono attribuiti, il libro – oggi divenuto un classico – segnava innegabilmente un punto di svolta nelle indagini sulla mistica ebraica, offrendo, sulla scorta di una sterminata documentazione inedita, un’interpretazione innovativa della Qabbalah e in particolare dei suoi aspetti più affascinanti e trascurati: quelli magici. L’assoluta rilevanza dei temi affrontati – a partire dalla questione dell’antichità della Qabbalah (Idel sovverte qui una classica teoria di Scholem, giungendo a dimostrare l’influsso determinante dell’ebraismo sulla Gnosi) –, l’ampiezza dei materiali esplorati, le inedite prospettive dischiuse alla ricerca, i riferimenti comparativi alla filosofia greca, a quella araba medioevale e alle più diverse forme di pensiero religioso contribuiscono a fare di quest’opera una lettura imprescindibile per chiunque voglia accostarsi alla tradizione mistica della Qabbalah.
venerdì 16 aprile 2010
William S. Burroughs, Allen Ginsberg Le lettere dello yagé
Lungo un decennio, dal 1953 al 1963 – nel pieno della loro amicizia –, William Burroughs e Allen Ginsberg intrattengono un epistolario «lisergico» tra i più immaginifici e radicali di tutto il movimento beat, di cui rappresenta una vera sintesi estetica e cognitiva. Ma se il contributo di Ginsberg è concentrato in sostanza in una lunga lettera-poema da Pucallpa (Perù) dove gli effetti dell’ayahuasca si traducono in una visionaria tragicità cosmologica, i molti referti di Burroughs coniugano alle visioni dell’alterazione psico-fisiologica lo sguardo acuto e mimetico dell’antropologo sul campo, fino a rendere i due piani intercambiabili. Per un verso, Burroughs si abbandona alle tante droghe cercate e provate lungo un percorso che oltre al Perù comprende anche Panama e la Colombia, dalla vite dello yoka al mitico yagé, estratto di una pianta che spalanca nella mente sterminati territori onirici: vediamo così scorrere in successione corpi metamorfici dischiusi da granchi o millepiedi; migrazioni «di nuove razze tuttora mai concepite e mai nate»; e soprattutto metropoli-mondo come la «Città composita», in cui «tutto il potenziale umano è distribuito in un mercato ampio e silenzioso». Per un altro, lo scrittore registra ogni frammento del paesaggio circostante, con esiti di violenta ambivalenza: in primo piano, una catena di fisionomie squallide e disturbanti di rado interrotta da qualche oggetto di accensione omoerotica, come il ragazzo di Calì dai “delicati lineamenti ramati” e la “bellissima bocca morbida”; sullo sfondo, luoghi e paesi degradati e tiranneggiati ma collocati in una natura immensa e sgomentante. E la cerniera tra la percezione-allucinazione e il mondo esterno è data come sempre da una scrittura eversiva, la cui inconfondibile tonalità horror si vena qui – anche per la presenza dell’interlocutore epistolare – di una struggente intimità e di una corrosiva ironia.
Silvio a Napoli. La vera storia dietro la maschera
Dalla periferia desolata di Napoli, tra montagne di rifiuti in fiamme, dopo una festa di compleanno in un anonimo ristorante di Casoria che ha per protagonisti Silvio Berlusconi e la diciottenne Noemi Letizia, parte un racconto che punta al cuore malato del potere. Un'indagine avvincente come un romanzo, ma ancorata alla nuda verità dei fatti. L'immagine, elaborata con scrupolo di cronista e capacità d'analisi, di una città e di un paese negli anni cruciali del berlusconismo. Il mistero di Noemi e della sua famiglia, le menzogne del Cavaliere, l’effetto del “Casoriagate” sul voto delle Europee. Dalle feste di Villa Certosa e le tensioni con la Chiesa fino al caso Boffo, la crisi della spazzatura e l’aggressione al premier a Milano. Sullo sfondo, la folla di aspiranti “pupille” sorrette da madri partecipi, che inseguono i capricci del Principe in cambio di una carriera televisiva o parlamentare. Resoconti frettolosamente archiviati come “cronaca rosa” consegnano l’affresco di un’Italia al bivio. Dove il destino personale di un leader incrocia le storie di gente comune. E la politica diventa bolgia.
Herta Muller Cristina e il suo doppio
In una delle scene finali del film Le vite degli altri, quando ormai il Muro di Berlino è crollato, il protagonista, il drammaturgo Dreyman può finalmente leggere i documenti della Stasi che lo riguardano e scoprire che si tratta di uno smisurato dossier dove negli anni si sono accumulati le parole, gli ideali, gli amori di una vita. Lo stesso è accaduto a Herta Müller, che ha dovuto però aspettare a lungo: dopo insistenti richieste e innumerevoli tentativi solo nel 2004 ha potuto visionare il fascicolo a suo carico istituito dalla Securitate, i servizi segreti del regime comunista di Bucarest, nel 1983. Nome in codice: Cristina. 900 pagine, un dossier incompleto perché comunque sottoposto a un accurato lavoro di “pulizia” da parte dei nuovi servizi segreti, una rete di spionaggio e corruzione che continua a operare indisturbata. Seguendo la cronologia del fascicolo Herta Müller racconta in questo (da lei stessa definito) “racconto autobiografico” la sua vita: dal lavoro come traduttrice in una fabbrica di trattori alle prepotenze e ricatti subiti per essersi rifiutata di collaborare coi servizi segreti, fino al licenziamento e all’impossibilità di trovare un’altra occupazione. “Permanente Kontrolle” è quello a cui la Müller viene sottoposta: si tratta di cimici, di perquisizioni furtive in casa, di pedinamenti, di aggressioni. Dopo il successo letterario e i riconoscimenti pubblici la Securitate adotta una nuova strategia: non la ostacola più in quanto dissidente, non le proibisce di viaggiare, ma la asseconda per farla apparire, agli occhi del mondo occidentale, come complice del regime, “agente” al servizio della Securitate. Un racconto terribile in cui Cristina, nemica dello Stato, va combattuta con ogni mezzo. Per comprometterla nell’officina della falsificazione viene fabbricata un’imitazione con tutti gli elementi che possono danneggiarla: comunista, agente, membro del partito – tutto quello che lei non è mai stata.
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